Anello di Trequanda: Un breve percorso nel cuore di il nostro territorio

24 settembre 2023

E’ un breve percorso nel cuore di un territorio meraviglioso sospeso tra la Val d’Orcia e le Crete Senesi, dove meglio si può comprendere il concetto di “Paesaggio” inteso come l’unione di caratteristiche naturali ed umane, dove i borghi sembrano uscire da un quadro impressionista ed i colori della natura sono pieni e vividi con i casolari ed i campanili delle pievi che si integrano perfettamente con le colline. 

Di Trequanda rimane impressa in primo luogo la piazza, nella quale è impossibile non ritrovare realizzata concretamente l’atmosfera del più tipico borgo toscano, così come se lo immaginano tutti. Poi c’è la  chiesa, dalla insolita facciata a “conci” bianchi e neri.

All’interno un polittico quattrocentesco così bello da togliere il fiato.

L’etimologia di Trequanda non è molto certa. C’è chi la fa risalire il nome del borgo al mitico eroe etrusco Tarkonte; e chi invece allude alle tre porte nelle mura del borgo, da cui il termine “tre-guarda ” e per assonanza Trequanda.

Dicevamo dunque che il  borgo medievale di Trequanda si staglia su una collina a cavallo tra la Val d’Asso e la Val di Chiana, laddove i Romani conquistarono l’Etruria e costruirono la Via Cassia. Trequanda è  un borgo senza tempo Il profilo del borgo medievale di Trequanda appare molto simile a quello che poteva apparire agli occhi di un cavaliere che saliva, lasciandosi alle spalle la pianura.

Il borgo di Trequanda è legato a Bonizzella Cacciaconti, nata intorno al 1230-1235, figura importante per la comunità. A lei sono attribuiti diversi prodigi, sia in vita che dopo la morte. Nobile e ricca, dedicò la sua vita ad aiutare i bisognosi. Dopo la morte del marito, si ritirò nella tenuta paterna di Belsedere, che divenne luogo di preghiera, soccorso e carità fino alla morte, avvenuta in circostanze sconosciute.

Partiamo dall’antico borgo di Trequanda, che essendo situato in un luogo nascosto è proprio questa la sua fortuna, per la quale è rimasto così integro.

Percorriamo un bel sentiero in discesa che attraversa all’inizio campi di ulivi e poi dopo aver attraversato ampie zone collinari si immerge nel di flora  mediterranea e mezza montagna appenninica. In certi tratti  il suolo è sabbioso e la vegetazione è molto simile a quella delle coste marine.

Il panorama è davvero molto suggestivo. Ovunque è un tripudio di lecci, querce, erica, ginepro, cisto, nel sottobosco fioriture di ciclamini e crocus … finchè ecco apparire, nascosto dalla vegetazione collinare, il piccolo borgo con il Castello di Montelifrè.

A questo punto, mentre risaliamo su una bella strada bianca, ci sorprende la pioggia, fitta e intensa. Ma niente paura: armati di mantelle e k-way proseguiamo imperterriti!

Poi, dopo pochi minuti, il vento spazza le nuvole grigie ed il sole fa nuovamente capolino tra meravigliose nuvole bianche. E’ davvero un paesaggio che toglie il fiato.

Proseguendo sulla strada asfaltata che ci riporta a Trequanda,  il borgo ed i ruderi dell’antico castello di Montelifrè si mostrano in tutto il loro splendore e naturalmente non ci risparmiamo con le fotografie. Il borgo purtroppo è proprietà privata, per cui desistiamo dal visitarlo onde incorrere in spiacevoli discussioni. 

C’è comunque il tempo per la fotografia di rito con lo striscione del gruppo e lo sfondo è davvero da cartolina. 

Si prosegue su un tratto di strada asfaltata e poi nuovamente su una strada bianca. 

Qui il panorama e la vista su Siena ripaga dalla mancata visita del Castello. In lontananza la città è ben visibile attraverso le sue due torri più alte, la Torre del Mangia e il Campanile del Duomo

A questo punto il percorso ad anello nel territorio di Trequanda, di circa 10 km, è quasi concluso.

Intorno a noi è un tripudio di boschi rigogliosi, sulla sinistra del borgo si erge il monte “Piazza  di Siena” coperto di carpini.

Arriviamo a Trequanda affamati e contenti di aver calpestato questa bellissima terra di mistici, di santi e di predicatori,ma anche di mercanti, viaggiatori, soldati di ventura e briganti. 

Rita Anzoni

Lascia un commento