Memorie della Valdambra

Brevi note su un’escursione con il Gruppo Trekking Senese nel cuore della Valdambra, con itinerario di circa 10 km atto a scoprire almeno in parte e a contemplare tutta la bellezza di una piccola grande valle, ricca di meraviglie artistiche e naturali.

Foto di gruppo

Boschi, prati immensi, castelli, un’abbazia medievale, piccoli borghi silenti, tanti panorami e suggestivi orizzonti, ecco quanto si trova lungo un percorso che non finisce mai di stupire. Ed anche, purtroppo, una geografia antica, a rischio di scomparsa, di borghi o piccoli nuclei ormai disabitati.

La partenza è stata da Badia a Ruoti, con transito dalla abbazia che conferisce il nome al borgo, dedicata a San Pietro, che ci sarebbe stato consentito di visitare alla fine del cammino. La prima tappa è Sogna, un borgo incantato, isolato nella sua alta solitudine ma completamente disabitato, anche se tutte le sue case sono state in anni recenti ripristinate e fungono da dimore di vacanza.

Casa in cima a vicolo, cespuglio di rosmarino in primo piano

Prima di compiere su una strada antica di basolato medioevale la salita ed arrivare al borgo, si apre sulla destra un formidabile panorama sulla valle, specificamente della parte che risiede a sinistra del torrente Ambra, in cui appaiono bene in vista Cennina, Ambra, Duddova e Pietraviva. Nel borgo che fino a qualche decennio fa fu rurale sostiamo per circa mezzora, gustando la splendida luce del terso mattino.

Panorama della Valdambra, Ambra in basso a sinistra.

Cosa sia Sogna non è facile da illustrare compiutamente. Ma provando si può dire che ha l’aspetto di un piccolo borgo completamente circondato da boschi con ricco corredo, a seconda delle stagioni, di rose selvatiche, pruni e ginestre, mandorli, bossi e viburni, con olivi ed immancabili cipressi. È certo di antica origine, ma adesso tutti i manufatti, nessuno escluso per quel che ho potuto constatare, si presentano interamente restaurati e non di rado anche finemente rifiniti, ma il borgo è ordinariamente del tutto disabitato, non ha abitanti, e probabilmente serve solo per i ricchi proprietari delle case, per trascorrervi qualche giorno in estate. Chi vi perviene nota la sostanziale assenza di strade che attraversino il borgo, percorribile solo a piedi per vialetti erbosi che si insinuano tra le costruzioni e per qualche vicolo pavimentato meno rudemente. In apparenza non esiste neppure un itinerario privilegiato per percorrere e visitare Sogna: come un visitatore ha scritto in una sua recensione “si vaga come in un labirinto in cui però è impossibile perdersi date le dimensioni esigue del paese”. Questo, oggi, è il villaggio di Sogna.

Ma la sua origine, come si diceva, è antica: passeggiando per i sentieri di Sogna, si possono ancora vedere i resti di fortificazioni medioevali costruite dagli Ubertini per la difesa della Valdambra. Il borgo, abbandonato in seguito allo spopolamento delle campagne nel secondo dopoguerra, e successivamente riconvertito a luogo turistico, conserva l’antichissima chiesetta parrocchiale dedicata a San Tommaso. In ripartenza da Sogna se ne costeggia il minuscolo cimitero, interamente racchiuso da cipressi, ubicato lungo la strada bianca che porta a Rapale. Questo è un altro borgo antico della Valdambra, ancora ben conservato ma con edifici storici e cinta muraria che mostrano qualche rischio di cedimento.

Quattro person, una con cane, che guardano verso l'alto, osservando strutture murarie.

Non è un borgo disabitato, anche se lo stato d’anime, come si diceva un tempo, forse si può determinare in una dozzina. Qui, appena fuori dalla porta d’accesso al borgo, prossima alla Chiesa di San Miniato, su un affaccio panoramico da cui si apprezza perfino il remoto profilo di Siena, oltre ai monti del Chianti, consumiamo in allegra convivialità il nostro pranzo. Il sole di un giorno con poche nubi mitiga decisamente la temperatura che dovrebbe essere invernale.

Veduar dal basso in alto di mura di cinta e palazzo.

A Rapale possiamo fare esperienza di quanto possa essere piacevole sprofondare con la mente in un silenzio profondissimo, cui non siamo più abituati. La zona è di antichissimo insediamento, nonostante non vi siano molte notizie certe sull’origine del paese. Il silenzio sopracitato è una sorta di compensazione per la violenza della storia che è trascorsa da questo borgo di frontiera tra Repubblica di Siena e stato fiorentino; Rapale si trovò coinvolta nelle lotte fra Guelfi e Ghibellini, fra Firenze da una parte e Siena e Arezzo dall’altra e che nel 1307 fu messa a ferro e fuoco proprio dai fiorentini. Nonostante tutte le distruzioni, il paese mantiene ancora l’aspetto tipico del castello medioevale, in ciò facilitato dalla persistenza di una torre rotonda ancorchè ribassata (e purtroppo attualmente a rischio di crollo), una porta ancora esistente e tratti di mura ben visibili anche se inseriti nelle abitazioni. Il nostro percorso continua ora in discesa di un sentiero campestre che infine sfocia in un ampio stradale bianco che ci riporta a Badia a Ruoti.

Panoramica di Badia a Ruoti, abbazia sullo sfondo

Qui c’è lo splendido suggello di questa meravigliosa giornata con stata la visita alla Abbazia di San Pietro, che ci è stato concesso di visitare a lungo e con la guida di raro nitore dell’amico Claudio Bressan, che dopo precise didascalie della millenaria chiesa e delle opere che in essa risiedono, ricche di richiami simbolici, ci ha fatto visitare anche la parte interrata, occupata da quelli che erano rifugi in occasione del transito di truppe ostili e che poi in tempi più pacifici divennero grandi cantine.

Gruppo di persone che ascolta la guida, Claudo Bressan

Tutti i luoghi percorsi e visitati durante questa escursione erano da me già stati direttamente conosciuti durante altre uscite in gruppo o solitarie, anche se rivederli a distanza di tempo è stato un piacere di nuova scoperta e non di routine, perché la bellezza non stanca mai né i miei occhi né il mio cuore.   

Daniele Iacomoni

Una risposta a “Memorie della Valdambra”

  1. Bravo Daniele, hai descritto in modo sublime ciò che si prova visitando la Valdambra: ogni volta è una nuova scoperta, una nuova meraviglia.

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